Sostenibilità

La carbon footprint e gli Science Based Targets (SBT)

Cosa sono e perché sono importanti per le imprese della filiera moda

L’emissione in atmosfera dei gas a effetto serra (GHG, GreenHouse Gas, detti anche gas climalteranti) di origine antropica sono ritenuti la causa principale del fenomeno del cosiddetto riscaldamento globale. Con l’Accordo di Parigi, del 2015, i governi nazionali si sono impegnati a limitare l'aumento della temperatura ben al di sotto di 2 gradi Celsius (°C) e a proseguire gli sforzi per limitare l'aumento della temperatura a 1,5°C al fine di far front “all'urgente minaccia dei cambiamenti climatici” possibile causa di crisi umanitarie legate a siccità, innalzamento del livello del mare, inondazioni e caldo estremo.

 

Per ridurre le emissioni è indispensabile 1) definire una misura e quantificare le emissioni di GHG; 2) stabilire quale sia il volume della riduzione adeguato a limitare il riscaldamento globale sotto le soglie definite dall’Accordo di Parigi. 

 

Per quantificare e misurare, si deve stabilire un parametro che combini diversi gas. I GHG infatti includono diversi gas: anidride carbonica (CO2), metano (CH4), protossido di azoto (N2O), idrofluorocarburi (HFC), perfluorocarburi (PFC), esafluoruro di zolfo (SF6) e trifluoruro di azoto (NF3). Lo standard di calcolo comunemente adottato prevede di convertire le emissioni di tutti i GHG in tonnellate di anidride carbonica equivalente, denominate CO2e (equivalente). Per questo è comunemente usata l’espressione di “carbon footprint” per definire la quantità dei GHG generati nella realizzazione di un prodotto o da una impresa.

 

Ma, di quanto si devono ridurre le emissioni di GHG per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’Accordo di Parigi? Molte aziende, riconoscendo il rischio che il cambiamento climatico rappresenta non solo per il pianeta, ma anche, più direttamente per la loro attività hanno fissato obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra. Tuttavia, ad oggi, gli obiettivi della maggior parte delle aziende non corrispondono alle ambizioni e alle tempistiche coerenti con il raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo

 

È su questo punto che entra in gioco l’iniziativa dei Science Based Targets (SBT), lanciata nel 2015 sull’onda dell’Accordo di Parigi da diversi stakeholder che includono CDP, il World Resources Institute, il WWF, e l’United Nations Global Compact che sono ormai un punto di riferimento condiviso, adottato, ad esempio, dai marchi della moda aderenti al Fashion Pact. L’iniziativa SBT, che si autodefinisce “an ambitious corporate climate action”, propone alle aziende un percorso chiaramente definito per ridurre le emissioni di GHG, coerente con una crescita del riscaldamento globale a 1,5°C. Un “target di riduzione delle emissioni” è considerato "science based" se è in linea con ciò che la più recente scienza del clima ritiene necessario per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

 

Le imprese di tutti i settori, inclusa la moda, e le istituzioni finanziarie sono chiamate ad aderire ai piani di riduzione delle emissioni stabilite da SBT. L’adesione prevede 5 passi fondamentali: 1) sottoscrivere un impegno scritto che stabilisce l’intenzione dell’impresa di fissare un obiettivo di riduzione basato sulla scienza; 2) Definire un obiettivo di riduzione delle emissioni in linea con i criteri SBT; 3) sottoporre l’obiettivo di riduzione per ottenere la validazione da parte di SBT; 4) Comunicare pubblicamente l’obiettivo e informare tutti gli stakeholder; 5) rendicontare i risultati di riduzione delle emissioni a livello aziendale e monitorare annualmente i progressi.

 

È un percorso ad oggi prevalentemente seguito da grandi imprese, ma con un crescente numero di piccole e medie imprese aderenti. Una sfida che si avvia a diventare nei prossimi anni uno standard di mercato, anche in considerazione della crescente richiesta di documentazione sulla riduzione delle emissioni che banche, investitori e altre istituzioni finanziarie rivolgono alle imprese del settore.