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Contributors: Paolo Landi

Paolo Landi è Advisor di Marketing e Comunicazione per grandi aziende. Il suo ultimo libro, un'analisi dei social network, si intitola "Instagram al tramonto" edito da La Nave di Teseo.

MU32: le interviste a opinion leaders del settore su tematiche fondamentali per la filiera

"Il digitale permette programmazione e controllo, evitando sprechi in tutte le aree di intervento"

Paolo Landi

Paolo Landi

In questo anno di profondi cambiamenti, quanto il digitale ha favorito e sostenuto lo sviluppo del suo lavoro? E quanto lo ha sfavorito?

La tecnologia è stata importantissima in questo anno di lockdown, dove viaggi, rapporti umani, lavoro in presenza sono stati vietati. Abbiamo imparato molto, la pandemia è stata una formidabile occasione per ridurre il digital divide. Come comunicatore ho ovviamente sempre utilizzato i social e le piattaforme tecnologiche ma questo ultimo anno ha impresso un'accelerazione ai processi di condivisione e, personalmente, ne ho beneficiato. Certo, sono mancati gli incontri, fondamentali per chi si occupa di marketing e pubbliche relazioni, un punto di debolezza che non può essere annullato dalle dirette Instagram, dalle riunioni in Zoom, dagli incontri virtuali. 

 

In che modo Il digitale può affiancare e supportare la creatività?

Rendendo più veloce la condivisione e migliorando quindi il risultato finale di un layout, di una campagna pubblicitaria, di un evento. Tutto può essere controllato, approvato o corretto  "in diretta", la creatività dispone oggi di un "sostegno" che non ha mai avuto.

 

In quale ambito, secondo lei, la tecnologia ha cambiato veramente la filiera del sistema moda? Qual è l'area aziendale che potrebbe incontrare maggiori vincoli con la digitalizzazione?

Nella creatività del prodotto, nella ricerca e sviluppo, nella produzione, nella logistica: la tecnologia influisce nella moda favorendo processi avanzati di realizzazione e di vendita. Vedo un vincolo forte nel market place nel senso che nessuna impresa di moda oggi può fare a meno di vendere online. Tuttavia l'experience resta fondamentale, speriamo di tornare presto a vedere sfilate in presenza invece che su uno schermo, e a fare business incontrandosi e concludendo gli affari con una stretta di mano.

 

Il processo tecnologico può essere una leva per generare nuovi comportamenti sostenibili?

Certamente. Nel modo di reperire materie prime, nel modo di produrre,nel mettersi al passo con comportamenti aziendali "virtuosi", non solo nei campi dell' energia e del rispetto dell'ambiente ma anche nelle risorse umane: sempre di più le imprese danno lavoro a persone di etnie diverse favorendo redistribuzione della ricchezza e rispetto umano. In questo la moda è particolarmete all'avanguardia.

 

Pensa che la digitalizzazione possa diventare un'alleata della sostenibilità e che ne agevoli i processi? 

Senza dubbio, il digitale permette programmazione e controllo, evitando sprechi in tutte le aree di intervento.

 

La tecnologia da sola non è in grado di creare cambiamento e crescita diffusa. L'artigianalità come tradizione, la ricerca come fonte di innovazione, le competenze e la formazione per la trasmissione, sono il vero patrimonio da preservare. E' corretto affermare che tali valori determinano, di per sè, comportamenti sostenibili e, pertanto sono imprescindibili dalle relazioni reali?

La chiave è in una interazione sempre maggiore tra online e offline. Con la necessaria flessibilità si trarrà vantaggio da pratiche artigianali insostituibili mentre il digitale potrà allargare la conoscenza delle stesse.

 

La chiave è in una interazione sempre maggiore tra online e offline. Con la necessaria flessibilità si trarrà vantaggio da pratiche artigianali insostituibili mentre il digitale potrà allargare la conoscenza delle stesse. E' evidente tuttavia che le relazioni "de visu" restano imprescindibili, più il mercato diventa globale più necessita di geolocalizzazioni e adattamenti alle diverse realtà. 

 

Come si è orientato all'interno delle fiere e degli eventi digitali?

Le così dette "fiere digitali" incoraggiate dal Ministero dello Sviluppo Economico sono state fondamentali per tenere i contatti con espositori, buyers, stampa internazionale. Certo non possono sostituire l'evento fisico, del quale tutti sentiamo sempre di più la mancanza.  

 

 

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