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Contributors: Laura Asnaghi

Laura Asnaghi, Fashion Editor La Repubblica

MU32: le interviste a opinion leaders del settore su tematiche fondamentali per la filiera

"Un creativo deve toccare un tessuto, immaginare la sua caduta e la sua resa in un capo, addirittura sentirne il profumo."

LAURA ASNAGHI

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In questo anno di profondi cambiamenti, quanto il digitale ha favorito e sostenuto lo sviluppo del suo lavoro? E quanto lo ha sfavorito?

La crisi economica in atto già prima della pandemia, ha decisamente provocato un rallentamento nel nostro sistema. In tal caso, sicuramente, la digitalizzazione ha accelerato i processi in ogni ambito, anche se non può sostituire, in nessun ambito, la relazione umana.

 

In che modo il digitale può affiancare e supportare la creatività?

L'utilizzo dello strumento richiede preparazione. Può essere una grande risorsa se lo si sa utilizzare. Questo apre anche il tema fondamentale di dare un'apertura al coinvolgimento dei così detti "nativi digitali" che possono costituire una grande risorsa, purché affiancati alle figure di riferimento di tutta la filiera, che sono i "nativi del sistema moda" e ne comprendono le dinamiche e i percorsi. Ritengo che le due cose non possano più viaggiare separatamente.

 

In quale ambito, secondo lei, la tecnologia ha cambiato veramente la filiera del sistema moda? Qual è l'area aziendale che potrebbe incontrare maggiori vincoli con la digitalizzazione?

Appunto nell'accelerazione e nell'accorciare le distanze. Il tessile è però l'origine del sistema e non può prescindere dai cinque sensi.

Un creativo deve toccare un tessuto, immaginare la sua caduta e la sua resa in un capo, addirittura sentirne il profumo.

 

Il processo tecnologico può essere una leva per generare nuovi comportamenti sostenibili?

La tecnologia e la conseguente possibilità di fruire dei supporti tecnologici, penso debba essere vissuta come una forma di contaminazione necessaria e capillare. In questo momento ha permesso a tutti di non fermarsi, pertanto possiamo definirla una risorsa sostenibile in termini di salvaguardia del proprio lavoro. 

 

Pensa che la digitalizzazione possa diventare un'alleata della sostenibilità e che ne agevoli i processi? 

Sicuramente. Come già espresso può impiegare nuovi ruoli. Questo è sostenibile!  

 

La tecnologia da sola non è in grado di creare cambiamento e crescita diffusa. L'artigianalità come tradizione, la ricerca come fonte di innovazione, le competenze e la formazione per la trasmissione, sono il vero patrimonio da preservare. E' corretto affermare che tali valori determinano, di per sè, comportamenti sostenibili e, pertanto sono imprescindibili dalle relazioni reali?

La raccolta delle informazioni, grazie al digital, è fruibile in tempo reale e da qualunque luogo. Ma nulla potrà sostituire quel che ne consegue in un incontro. 

 

Bisogna arrivare, come fa un creativo in una collezione, a una perfetta armonia tra gli elementi. Oggi la piattaforma di comunicazione è molto vasta e molto pervasiva e, proprio per questo, il consumatore è molto più attento e consapevole. La raccolta delle informazioni, grazie al digital, è fruibile in tempo reale e da qualunque luogo. Ma nulla potrà sostituire quel che ne consegue in un incontro. 

Dobbiamo allenare la nostra attenzione ad essere equamente distribuita tra immagini, suggestioni visive e parole che sono la nostra raccolta dati, che può giungere a compimento solo con un dialogo, un confronto, uno sguardo, una stretta di mano e, perché no, anche una festa dove allentare le tensioni per consolidare le nostre relazioni.

 

Come si è orientato all'interno delle fiere e degli eventi digitali?

In modo armonico e consapevole. Pur non facendo parte della generazione digitale, mi piace molto questo strumento e cerco di utilizzarlo al meglio.

 

 

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