Sostenibilità

Come si valuta la durabilità di un prodotto della moda?

Dalla teoria dell'Ecodesign alla pratica del regolamento europeo

Questo è il terzo articolo di una serie di articoli sui regolamenti e direttive che rientrano nella strategia europea per un tessile sostenibile e circolare e che stanno cambiando radicalmente il panorama normativo per la filiera della moda.

 

Il Joint Research Center (JRC) della Commissione europea ha pubblicato lo studio preparatorio per la determinazione dei decreti attuativi del Regolamento Europeo sui requisiti di ecodesign per i prodotti sostenibili (ESPR – Regolamento (EU) 2024/1781) per il settore tessile. Lo studio può essere consultato seguendo questo link: Third Milestone JRC Study

Uno dei punti più interessanti, ma anche dei più complessi, dello studio riguarda la definizione di “durabilità” di un prodotto tessile.

 

Una controversa definizione di durabilità 

Il lavoro di definizione pratica della durabilità di un capo di abbigliamento, svolto dalla commissione di esperti di settore coordinati dal JRC, si è subito scontrato con le caratteristiche proprie del mercato della moda. 

La vita utile di un capo di abbigliamento è raramente determinata da una mancanza di resistenza fisica, è invece determinata da fattori estrinseci: obsolescenza estetica, cambiamenti nella vestibilità o nello stile di vita di chi lo indossa o semplicemente la necessità di nuovi capi di moda quando il consumatore si "stanca" di quelli vecchi.

La "robustezza" fisica può fungere da fattore funzionale primario solo per l'"abbigliamento semplice" o i capi essenziali del guardaroba. Per i capi "fashion first" la durata tecnica spesso supera quella “culturale”, rendendo difficile inquadrare la durabilità come requisito di ecodesign da standardizzare.

Il documento del JRC riconosce chiaramente le peculiarità dei prodotti di moda e le difficoltà nel definire e misurare la durabilità “emotiva” o “estrinseca”, e si concentra esclusivamente sui requisiti relativi alla robustezza fisica o alla “durabilità intrinseca”. 

 

La logica del sistema di valutazione del JRC e i rischi per i materiali di qualità

Il JRC ha proposto una scala di valutazione da 1 a 10 per la robustezza del prodotto, basata su prove di laboratorio conformi a norme quali la ISO 12947-2 per la resistenza all'abrasione (metodo Martindale), la ISO 13934-1 per la resistenza alla trazione e le ISO 3759 e 15487 per la stabilità dimensionale e l'aspetto dopo il lavaggio.

Questo metodo, tuttavia, può generare contraddizioni. Per elevare un capo di tendenza da un "Punteggio 4" a un "Punteggio 8" della scala del JRC, i produttori potrebbero essere incentivati a utilizzare composizioni fibrose o coating chimici semplicemente per superare i test di stress ISO. 

Produrre capi di abbigliamento fisicamente 'indistruttibili' ma privi di fascino riduce la soddisfazione del consumatore. Il rischio è che una maggiore durabilità “meccanica” comprima quella “emotiva”: il piacere di indossare spesso e di conservare i capi in materiali pregiati e delicati — si pensi alla seta o al cashmere — che, pur non avendo la resistenza delle fibre sintetiche, generano un legame più profondo. Realizzare prodotti che resistono a cinquanta lavaggi ma vengono indossati solo cinque volte si traduce, paradossalmente, in un inutile spreco di risorse.

 

Il dibattito sulla durabilità nella moda deve dunque restare aperto. Il tema è molto complesso e richiede di considerare delle molteplici caratteristiche dei materiali e dei tessuti che ne garantiscono una “vita utile” sul mercato il più lunga possibile.