Sintesi Nota Economica 42^ edizione di Milano Unica
Dati elaborati dall’Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda
L’Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda, sulla base dei dati Istat relativi ai primi nove mesi del 2025, stima, su base annua, un significativo rallentamento dell’andamento negativo del fatturato della tessitura italiana (-1,5% contro il -8,8% del 2024). Fatturato che sfiora i 6,9 miliardi di euro contro i 7 del 2024. Un dato sostenuto soprattutto dal positivo andamento, registrato in particolare nel terzo trimestre dello scorso anno, da gran parte dei comparti tessili presi in considerazione e auspicabilmente interpretabile come avvio di un trend favorevole nel 2026. Un’aspettativa sostenuta razionalmente dalla crescita del fatturato dei comparti cotoniero e liniero, che pesano per circa un quarto sui ricavi aggregati e recuperano le perdite accumulate nel biennio precedente. Un risultato complessivo che dipende per quasi il 55% dai ricavi conseguiti sui mercati esteri. Il valore delle esportazioni del 2025 è, infatti, stimato a 3,73 miliardi di euro, in lieve diminuzione (-1,5%) sul 2024. Di segno opposto, invece, l’andamento delle importazioni, attese in crescita del +2,6%, pari a un valore di circa 1,86 miliardi di euro. Per la prima volta da molti anni, tale valore risulta praticamente pari a quello del saldo della bilancia commerciale di comparto (1,88 miliardi di euro). Guardando ai singoli mercati di sbocco delle nostre esportazioni, nei primi nove mesi del 2025, Cina e Hong Kong, presi in considerazione congiuntamente, continuano ad essere il primo mercato di sbocco che, nei nove mesi considerati, vale circa 200 milioni di euro, mentre singolarmente fanno rispettivamente registrare cali del -17,7% e -26,7%. La Cina, da sola, si colloca al quarto posto, come quota di mercato, dietro a Francia (-3,1%), Germania (-1,3%) e Tunisia (+7,4%). In positivo, da segnalare: Usa (+5,9%) nonostante le incertezze derivanti dai dazi trumpiani, Portogallo (+0,9%), Marocco (+14,2%), Polonia (+18%) e Regno Unito (+9,2%). sul versante delle importazioni, la parte del leone spetta sempre alla Cina (+11,7%), con una quota di mercato del 29,1%, seguita dalla Turchia (-5,6%) e dalla Germania con, addirittura, un +32,6%.