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Sintesi Nota Economica 38^ edizione di Milano Unica

A cura dell’Ufficio Economico di Sistema Moda Italia

La tessitura Made in Italy, secondo le stime elaborate a cura dell’Ufficio Economico di Sistema Moda Italia, nel 2023 frena rispetto ai 2 anni precedenti, ma si colloca a livelli superiori rispetto al 2019, l’anno prima dello scoppio della pandemia. Nel 2023, il fatturato, infatti, si attesta a oltre 7,7 miliardi di euro (-2,5%) sul 2022, ma +2,2% sul 2019). L’attivo della bilancia commerciale di comparto, però, a conferma della forza del Made in Italy, fa registrare la migliore performance degli ultimi 7 anni, realizzando un saldo positivo di oltre 2,4 miliardi di euro, dovuto soprattutto al forte calo delle importazioni (-16,8% sul 2022), che si attestano su circa 1,95 miliardi di euro, mentre le esportazioni, che segnano un -2,7% sul 2022, realizzano un fatturato di 4,4 miliardi di euro, che risulta, comunque, come il secondo miglior risultato degli ultimi 7 anni. Nei primi nove mesi del 2023, l’aggregato “Cina+Hong Kong”, con un totale di circa 241 milioni di euro di tessuti importati dall’Italia, si conferma come primo mercato per la tessitura italiana. Considerate singolarmente, la Cina (-3,2%) si colloca al terzo posto, dietro a Francia (+ 0,3%) e Germania (+ 0,1%), mentre Hong Kong (-22,5%) scivola in sedicesima posizione. Per quanto riguarda i tessuti importati in Italia va segnalata l’elevata concentrazione della provenienza Extra-UE (68,0%), di cui oltre il 51% è rappresentato da tessuti provenienti da Cina, Turchia e Pakistan. Nel periodo gennaio-settembre 2023, è risultato in crescita l’export del tessuto laniero pettinato (+23,0%), seguito dai tessuti linieri (+8,4%), dal tessuto in pura seta (+3,0%) e dal tessuto laniero cardato +0,8%. 

 

 

La tessitura made in Italy (in un’accezione comprensiva di tessitura laniera, cotoniera, liniera, serica e a maglia), secondo le stime elaborate a cura dell’Ufficio Economico di Sistema Moda Italia, archivia il 2023 in area negativa. Il fatturato complessivo (-2,5%) risulta di 7,7 miliardi di euro, concorrendo così al 12,0% del fatturato generato dal complesso della filiera Tessile-Abbigliamento. Il fatturato settoriale dell’anno appena concluso, a confronto con il valore pre-pandemico del 2019 risulta superiore del +2,2%. Sul bilancio settoriale sfavorevole incidono sia la contrazione delle vendite sui mercati esteri sia, soprattutto, il mercato interno. Con riferimento ai diversi segmenti monitorati, la tessitura laniera - comparto preponderante con una quota sul totale del 39,1% - e la tessitura liniera restano interessate dal trend positivo dell’ultimo biennio. Di contro, la tessitura cotoniera e la tessitura a maglia - che ricoprono una quota rispettivamente del 17,6% e del 20,9% della tessitura made in Italy - archiviano il 2023 in area negativa, penalizzate sia dalla domanda estera sia dalla domanda interna, così come la tessitura serica (il cui share è del 17,3%). 

 

L’attivo della bilancia commerciale di comparto, però, a conferma della forza del made in Italy, fa registrare la migliore performance degli ultimi 7 anni, realizzando un saldo positivo di oltre 2,4 miliardi di euro, dovuto soprattutto al forte calo delle importazioni (-16,8% sul 2022), che si attestano a circa 1,95 miliardi di euro, mentre le esportazioni (-2,7% sul 2022) realizzano un fatturato di 4,4 miliardi di euro, che risulta, comunque, come il secondo miglior risultato degli ultimi 7 anni. 

 

Sulla base dei dati Istat del commercio estero di tessuti nei primi nove mesi del 2023, l’aggregato “Cina+Hong Kong”, con un totale di circa 241 milioni di euro di tessuti importati dall’Italia, si conferma come primo mercato di sbocco della tessitura italiana. Considerate singolarmente, la Cina (-3,2%) si colloca al terzo posto, dietro a Francia (+0,3%) e Germania (+0,1%), mentre Hong Hong (- 22,5%) scivola in sedicesima posizione. 

 

Al quarto posto si posiziona la Romania, che segna una variazione positiva del +4,4%, seguita dalla Tunisia - con una crescita double-digit (pari al +11,7%) che le assicura il 6,0% delle vendite - e dalla Turchia, in aumento del +12,3%. Considerando la penisola iberica, le vendite dirette in Spagna registrano un lieve incremento (+0,2%) e quelle in Portogallo assistono a una crescita del +9,4%. Guardando sempre ai top market, gli USA mostrano una consistente flessione (-26,7%). 

 

La maggior parte dei Paesi, tuttavia, mostra di aver ripianato il contraccolpo conseguente all’emergenza sanitaria: se si circoscrive l’analisi alle prime dieci destinazioni, solo gli Stati Uniti e la Francia presentano un divario rispettivamente del -15,6% e del -14,5% rispetto a gennaio-settembre 2019. 

 

Per quanto riguarda i tessuti importati in Italia va segnalata l’elevata concentrazione della provenienza extra-UE (68,0%), di cui oltre il 51% è rappresentato da tessuti provenienti da Cina, Turchia e Pakistan. La Cina, nonostante nel gennaio-settembre 2023 registri un’importante flessione del -31,0%, si conferma in prima posizione, riducendo però la sua incidenza al 24,6% sul totale importato di comparto; la Turchia fornitore con una quota del 18,1%, presenta anch’essa un calo, nella misura del -23,9%, mentre il Pakistan, risulta in arretramento del -19,9%. 

 

Oltre alle performance per nazione è possibile esaminare quelle per voce merceologica, dove le differenti tipologie di tessuto prese in esame presentano risultati assai divergenti tra loro. Cominciando dall’export, nel periodo gennaio-settembre 2023, a crescere maggiormente è il tessuto laniero pettinato (+23,0%), seguito dei tessuti linieri (+8,4%), dal tessuto in pura seta (+3,0%) e dal tessuto laniero cardato +0,8%, mentre si assiste a una flessione delle vendite oltreconfine dei tessuti di cotone, che calano del -11,2%, e della tessitura a maglia, che registra un -7,4%. 

 

Registrano, invece, valori superiori a quelli dei primi nove mesi del 2019 solo i tessuti di lino (+39,4%), la tessitura a maglia (+23,7%) e i lanieri pettinati (+11,8%), mentre le altre merceologie si sono posizionate al di sotto dei livelli pre-pandemici. 

 

Con riferimento all’import, da gennaio a settembre 2023 si registrano aumenti circoscritti ai soli tessuti lanieri: il tessuto cardato sperimenta una dinamica del +32,5% mentre quello pettinato cresce del +40,1%. Di contro, tutte le altre tipologie di tessuto accusano flessioni nei flussi in ingresso. Arretrano del -17,0% i tessuti a maglia e del -21,6% quelli di cotone. L’import dei tessuti di lino cala del -27,2% e quello dei tessuti in seta del -29,8%. 

 

Le attese degli operatori sulla prima parte del 2024 risultano improntate alla cautela. Le aziende italiane di tessitura si trovano ad operare oggi in un contesto economico che vede, dopo mesi caratterizzati da un’inflazione senza precedenti, il rallentamento di molte importanti economie e un clima di sempre maggior incertezza, in uno scenario internazionale minacciato da diversi conflitti.

 

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