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La lotta al cambiamento climatico

Le performances di sostenibilità: introduzione alla classificazione di Milano Unica

Questo è il primo di una serie di 5 articoli che illustrano la classificazione delle performances di sostenibilità dei campioni di tessuti e accessori che saranno esposti nell’area Sostenibilità Creativa. Le performances di sostenibilità sono definite a partire da 5 ambiti valoriali: 1) Climate Action, 2) Chemical Safety, 3) Biodiversity Conservation, 4) Circular Economy, 5) Social Justice.

 

Con la firma dell'Accordo di Parigi del 2015, 195 Paesi si sono impegnati a limitare l'aumento della temperatura globale al di sotto di 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. L’obiettivo è di contenere gli effetti negativi dei cambiamenti climatici. Questo livello di ambizione richiede una drastica riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra (GHG) ritenuti i principali responsabili dei cambiamenti climatici. Molti marchi della moda hanno già assunto impegni per la riduzione delle emissioni di GHG, la cosiddetta “impronta di carbonio”, tra questi gli oltre 200 marchi che hanno sottoscritto il Fashion Pact.

 

Le azioni che un'impresa può realizzare in materia energetica riguardano tre ambiti: 

  • La riduzione delle emissioni generate dalle attività dirette dell'azienda (il cosiddetto “scope 1”). Includono le emissioni di caldaie e forni usate nei processi produttivi, le emissioni dei processi chimici realizzati internamente, dei trasporti e della logistica
  • La riduzione delle emissioni indirette che derivano dalla produzione dell’energia – come ad esempio l’elettricità o calore da teleriscaldamento -  che l’azienda acquista da fornitori esterni e consuma. Un esempio è l’elettricità acquistata per il funzionamento dei macchinari o per l’illuminazione (“scope 2”)
  • La riduzione delle emissioni generate lungo tutta la filiera di produzione e consumo dei prodotti (“scope 3”). Questo ambito è complesso e richiede un impegno maggiore da parte delle aziende. Si tratta di emissioni derivanti da aziende e processi su cui l’azienda ha poco o nessun controllo diretto, dalla produzione delle materie prime, incluse le fibre, e dei semilavorati, ai processi di tintura e finissaggio dei fornitori, dai trasporti lungo la filiera, fino alle emissioni generate dal trattamento dei rifiuti a valle.

 

In linea con questi principi, nel sistema di classificazione di Milano Unica, l’etichetta Climate Action è attribuita a un campione se dalle dichiarazioni dell’espositore si rilevano uno o più di uno tra questi elementi: 1) l’azienda utilizza energia da fonti rinnovabili per almeno il 50% del suo fabbisogno; 2) l’azienda è impegnata in un programma di riduzione e/o di compensazione delle emissioni di GHG; 3) la composizione per fibra del campione include in misura significativa materiali a basso impatto climatico.

 

Un materiale “a basso impatto climatico” è definito da Textile Exchange come “una fibra o un materiale che genera un livello inferiore di emissioni di gas serra, misurato in CO2 equivalente, rispetto al metodo di produzione convenzionale”. Questa definizione che è stata adottata nel metodo di classificazione di Milano Unica, ha il pregio di non mettere in contrapposizione le fibre, lana, cotone o fibre chimiche, ma di valutare per ogni fibra se è stata coltivata, prodotta o raccolta con tecnologie a minore impatto climatico rispetto allo standard. Rientrano a titolo d’esempio in questa categoria, le fibre riciclate, biobased se sintetiche, prodotte da agricoltura biologica se di origine vegetale.

 

La composizione per fibra, nella release attuale del sistema di classificazione di Milano Unica, è l’unico elemento considerato per l’ambito valoriale Climate Action, che sia relativo al cosiddetto “scope 3”. La raccolta delle informazioni necessarie ad una valutazione complessiva dello “scope 3” sarebbe stata, ad oggi, estremamente difficile e gravosa per gli espositori. Ricordiamo infine che la valutazione si basa sulle dichiarazioni degli espositori, per le quali è previsto un controllo di coerenza, e una verifica della corretta attribuzione delle etichette di certificazione.