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06
FEB
2018

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Nota economica

Il fatturato (7,94 miliardi di Euro) e l'attivo della bilancia commerciale (2,3 miliardi di Euro) della tessitura italiana risultano rispettivamente in crescita dell'1,3% e dello 0,4%. 


Sostanziale tenuta dell'occupazione per il secondo anno consecutivo,


La Cina - con Hong Kong - si conferma il primo acquirente dei tessuti Made in Italy davanti alla Germania.  
 

1. Il bilancio preconsuntivo del 2017
La tessitura made in Italy (in un’accezione comprensiva di tessitura laniera, cotoniera, liniera, serica e a maglia), secondo le stime elaborate da SMI - basate sul quadro congiunturale di riferimento e sulle Indagini Campionarie interne - dovrebbe archiviare il 2017 mettendo a segno un’inversione di tendenza. Dopo un biennio in territorio negativo, infatti, complice il miglioramento del quadro congiunturale, il settore torna interessato da una dinamica positiva, pur moderata, nell’ordine del +1,3%. Il turnover complessivo si porterebbe, pertanto, oltre i 7,9 miliardi di euro. Il fatturato della tessitura copre circa il 15 del fatturato generato dal complesso della filiera Tessile-Moda (cfr. Fig. 1).

Sul bilancio settoriale incide il recupero delle vendite sia sui mercati internazionali, sia sul mercato interno, principalmente focalizzato su produzioni di capi di alta gamma spesso destinati alla successiva riesportazione.

 

 

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Con riferimento ai diversi comparti qui monitorati, la tessitura laniera, liniera e a maglia sono attese archiviare il 2017 in area positiva. La tessitura cotoniera dovrebbe veder proseguire il trend negativo, su ritmi comunque contenuti. Infine, per la tessitura serica ci si attende una performance ancora negativa, similmente a quanto registrato nel 2016.

 

Il valore della produzione (che nelle stime elaborate dal Centro Studi di Confindustria Moda tenta di depurare il valore delle vendite totali dal contributo derivante dalla commercializzazione di prodotti importati) risulta caratterizzato da un’evoluzione
favorevole, che conduce a prevedere un aumento del +0,7%.

 

Con riferimento all’occupazione, in corso d’anno non sono mancate frizioni per il comparto della tessitura. Tuttavia, dall’Indagine Campionaria SMI emerge come nel corso del 2017 le tessiture laniere appartenenti al panel registrino mediamente un moderato aumento degli addetti.

 

Guardando agli scambi con l’estero di tessuti “da” e “verso” l’Italia, nel 2017 si fa strada un rasserenamento. Nell’arco dei dodici mesi l’export dovrebbe assistere ad un timido incremento nella misura del +0,8%, dinamica questa che porterebbe il livello complessivo del fatturato estero a superare i 4,3 miliardi di euro. Contestualmente, le importazioni dall’estero dovrebbero tornare a crescere del +1,3%, oltrepassando i 2 miliardi.

 

A fronte del suddetto andamento del commercio con l’estero, l’attivo commerciale di comparto assisterebbe ad un, pur contenuto, incremento (8,8 milioni di euro), portandosi a 2.303 milioni di euro. Il surplus della tessitura concorre, comunque, al 25,4% del saldo commerciale della filiera Tessile-Moda nel suo complesso.

 

Come anticipato, la domanda interna (approssimata nella variabile “consumo apparente”), spesso rappresentata dalle griffe del lusso, presenta un trend positivo, stimato al +1,0 % su base annua. Secondo le rilevazioni ISTAT, peraltro, l’indice dei prezzi alla produzione sul mercato interno registra un aumento del +1,8% rispetto al +0,2% del mercato estero (periodo di osservazione gennaio-novembre 2017).

 

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Secondo le rilevazioni ISTAT inerenti l’andamento della produzione fisica (cfr. Fig. 2), la tessitura ortogonale (con l’esclusione da tale aggregato di quella a maglia), dopo essere entrata in territorio negativo nel primo trimestre del 2015 e rimastavi per ben altri 7 trimestri compreso il quarto del 2016, sperimenta un’inversione di tendenza nel primo trimestre del 2017, archiviando un aumento del +2,0%. Alla nuova flessione del secondo trimestre, pari al -1,8%, segue un’altra decisa crescita nel terzo trimestre, pari al +4,7%.

 

Se si considerano i nove mesi, si archivia, pertanto, un incremento medio delle attività produttive pari al +1,4% rispetto al medesimo periodo del 2016. 

I più recenti dati disponibili e relativi al periodo ottobre-novembre portano, invece, a registrare un recupero del +0,9% negli undici mesi.

 

2. Il commercio con l’estero nei primi dieci mesi del 2017


Focalizzando l’analisi sugli scambi con l’estero che hanno interessato i tessuti a maglia e i soli tessuti ortogonali a prevalenza di fibra naturale (cfr. Fig. 3 Nota 1), si rileva che da gennaio ad ottobre 2017 le vendite oltreconfine hanno nel complesso messo a segno un cambio di passo, che si traduce in un lieve aumento, nella misura del +0,3%. L’export di periodo si porta, pertanto, a 3.039 milioni di euro, guadagnando 9 milioni di euro rispetto al gennaio-ottobre 2016. A volume, invece, si assiste ad una flessione pari al -3,9%.

 

Similmente anche l’import dall’estero abbandona il trend negativo, ma non va oltre ad un +0,2%, per un totale di 1.395 milioni di euro.

 

Se si guarda alle macro-aree geografiche, sul fronte export, come indicato in Fig. 3, le aree intra-UE e quelle extra-UE presentano un’evoluzione dicotomica: le prime, con un’incidenza del 51,1%, cedono il -1,1%, le seconde tornano invece a crescere del +1,8%.

 

Contestualmente, relativamente all’import, si ottiene una fotografia diametralmente opposta: gli approvvigionamenti extra-UE - che coprono, invece, il 66,3% dell’import totale di tessuti in Italia - calano del -0,8%, quelli intra-comunitari al contrario sperimentano un aumento del +2,2%.

 

Al di là del dato medio per macro-area, è oltremodo interessante analizzare le dinamiche sperimentate dai singoli Paesi, principali partner commerciali delle aziende italiane di tessitura (cfr. Tab. 2), che sperimentano, del resto, andamenti peculiari e spesso divergenti.

 

Nei primi dieci mesi del 2017 il mercato tedesco dopo la flessione accentuata del biennio precedente, vede rallentare il calo al -0,5%. Riflessivi risultano anche altri due importanti mercati “vicini” ovvero Romania, che perde il -5,8%, e Francia, che cede il -1,6%.

 

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A simili criticità fa eco l’avanzata della Cina, interessata da un aumento a doppia cifra, pari al +12,4%; i 186 milioni di export venduti in Cina, se sommati ai 125 di Hong Kong (pur in calo del -2,9%) fanno sì che l’area Cina-Hong Kong risulti il primo mercato della tessitura made in Italy, superando, dunque, la Germania (311 milioni contro 291). Più in particolare, si ricorda che il sorpasso era avvenuto nel mese di dicembre 2015 (378 milioni contro 364), visto che ancora negli undici mesi del 2015 la Germania si confermava primo sbocco davanti a Cina&Hong Kong.

 

Scorrendo l’elenco dei principali sbocchi della tessitura made in Italy, non mancano altri Paesi interessati da un’evoluzione favorevole dell’export nazionale: Stati Uniti e Spagna mostrano discreti tassi di crescita, rispettivamente pari al +6,8% e al +7,7%; su livelli simili, troviamo anche Tunisia e Turchia, la prima stabile (+0,1%), la seconda in aumento del +1,3%.

 

Proseguendo nell’analisi dei top-market, pur su valori assoluti più contenuti, Portogallo e Regno Unito vedono sostanzialmente confermare il 2016 segnando rispettivamente +0,2% e -0,1%. Mentre il Giappone accusa una flessione pari al -2%, Bulgaria e Polonia tornano a crescere, l’una del +1,1%, l’altra del +2,2%. Infine, la Corea del Sud prosegue nel trend positivo, decelerando però al +2,6%.

 

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Passando all’analisi dei mercati di origine dei tessuti importati in Italia, caratterizzati da un’elevata concentrazione dal punto di vista geografico nell’universo extra-UE (66,3%), si trova conferma, come rilevato nel più recente passato da queste colonne, dell’ulteriore avvicinamento di Cina e Turchia, rispettivamente a quota 24,7% e 20,4%; si ricordi che solo nel gennaio-ottobre 2010 la Cina assicurava il 39,9% dei semilavorati qui monitorati, mentre la Turchia il 12,4%. Nel periodo in esame, peraltro, entrambi i Paesi sono caratterizzati da un decremento: la Cina nell’ordine del -0,5%, la Turchia del -3,1%.
Gli altri principali supplier - pur ancora al di sotto del 10% di incidenza - sono, invece, una crescita: l’import dal Pakistan mostra un aumento pari al +3,0%, dalla Repubblica Ceca del +6,1%, dalla Germania del +3,8%. A seguire, crescono anche Spagna (+0,8%), Ungheria (+5,7%) e Regno Unito (+12,4%).

 

Come discusso più approfonditamente poco oltre, il risultato sui mercati internazionali che ha interessato la tessitura nel suo complesso non dà conto delle performance, assai divergenti che hanno interessato le singole tipologie di tessuto qui considerate (Fig. 4). Nel periodo gennaio-ottobre 2017 i tessuti a maglia, dopo un biennio riflessivo, sperimentano un ritorno alla crescita pari al +2,4%.

 

Nel medesimo periodo la tessitura laniera presenta un arretramento dell’export pari al -4,5% nel caso del cardato, mentre il pettinato assiste ad un aumento del +5,5%, superando così ampiamente i 707 milioni di euro.
Il fatturato estero del tessuto di cotone, tornato interessato da un’evoluzione favorevole nell’arco del primo semestre (+1,2%), sperimenta un nuovo cambio di passo e archivia i dieci mesi frenando al -0,9%. L’export del tessuto di lino cede, invece, il -5,3%.

 

Il dato peggiore, come nel 2016, si rileva per il tessuto in pura seta, che perde il -9,2%; il tessuto serico in fibre chimiche (pur rientrante solo nei dati presentati in Tabella 1) mostra, invece, un incremento del +5,5%.


Guardando all’import, da gennaio ad ottobre 2017 si registra un incremento di rilievo nel caso del tessuto di lino (+19,0%). Il tessuto a maglia presenta, invece, un aumento pari al +1,3%.


In frenata risulta l’import sia del tessuto di cotone (-0,3%) sia di tessuto laniero pettinato (-0,5%). Sono caratterizzati da dinamiche negative di ben maggior entità sia il tessuto di lana cardato (-8,1%) sia il tessuto in pura seta (-6,8%).

 

 

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Circa le aspettative di breve termine monitorate nell’ambito dell’Indagine Campionaria SMI effettuata lo scorso novembre, gli operatori a campione attivi nel comparto laniero nella loro totalità propendevano per una prosecuzione delle condizioni di business sperimentate nel corso del 2017.

 

Gli ordini in portafoglio per la P/E 2018, pur provvisori e parziali al momento della rilevazione, risultano peraltro positivi. In particolare, per i tessuti pettinati si profilava un aumento del +5,1%, mentre per i cardati una crescita double-digit.

 

Al di là di questi pochi numeri, l’occasione fieristica di Milano Unica si rivelerà un termometro del mercato oltremodo fondamentale sullo status quo e sulle prospettive di breve-medio termine che si dischiudono per il comparto. Intercettando gli orientamenti dei maggiori player/buyer del settore, sarà dunque possibile formare al meglio le aspettative sull’evoluzione della tessitura italiana nei mesi a venire.

 

Milano, 6 Febbraio 2018

 

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