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01
FEB
2017

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Milano Unica XXIV, i dati economici

Tessitura: lieve calo rispetto al 2015

La tessitura made in Italy (in un’accezione comprensiva di tessitura laniera, cotoniera, liniera, serica e a maglia), secondo le stime elaborate dal Centro Studi di Sistema Moda Italia, dovrebbe archiviare il 2016 con un lievissimo calo rispetto ai livelli conseguiti nel 2015. Ad oggi si stima infatti una dinamica pari al -0,6%, che porta il fatturato complessivo a 7,86 miliardi di euro. Sul bilancio settoriale incide il rallentamento delle vendite sui mercati internazionali (-2%), mentre il mercato interno, per lo più focalizzato su produzioni di successiva riesportazione, ha dimostrato interesse verso le produzioni italiane, contribuendo a un rallentamento più significativo delle importazioni (-2,5%).


A fronte del suddetto andamento del commercio con l’estero, l’attivo commerciale di comparto si assesta sui 2.262 milioni di euro. Il surplus della tessitura concorre, comunque, al 24,8% del saldo commerciale della filiera Tessile-Moda nel suo complesso, pur rappresentando solo il 15% del fatturato totale. Nel periodo gennaio-ottobre 2016, la tessitura laniera mette a segno una crescita dell’export, pari al +6,6% nel caso del cardato, mentre si attesta al +0,3% nel caso del pettinato. Il fatturato estero dei tessuti di lino cresce, invece, del +6,3%. Il tessuto cotoniero, tuttavia, dopo le perdite di rilievo accusate nel quadriennio precedente, sperimenta un rallentamento del -1,6%. I tessuti a maglia, invece, come già nel 2015, evidenziano un cedimento pari al -4,8%, mentre il tessuto in pura seta accusa una flessione pari al -6,9%.


Nel periodo in esame, si registrano incrementi delle importazioni del tessuto laniero sia cardato sia pettinato, in aumento rispettivamente del +4,5% e del +9%. I tessuti cotonieri e i tessuti linieri, pur su livelli sensibilmente differenti, presentano una dinamica negativa pari al -3,9%. Le importazioni di tessuto a maglia cedono, invece, il -5,1% mentre quelle di tessuto in pura seta calano del -10%. Nei primi dieci mesi del 2016, la Cina (+2,8%) + Hong Kong è risultato il primo mercato di sbocco a livello mondiale dei tessuti made in Italy, mentre il mercato tedesco, pur confermandosi singolarmente come il primo sbocco dei tessuti italiani, dopo la flessione piuttosto accentuata dello scorso anno (-8,9%), arretra ancora del -3,7%. La Francia, terzo sbocco, contiene, invece, il calo al -1,2%. In controtendenza rispetto al dato medio, si muovono altre primarie destinazioni ovvero la Romania che cresce del +2,1% e la Tunisia, che segna un +2%. Scorrendo l’elenco dei top-market, segue poi un altro gruppo di Paesi caratterizzati da dinamiche di segno negativo: gli USA, dopo la crescita double-digit messa a segno nel 2015, cedono il -14,6%, la Turchia il -4,0%, la Spagna il -1,3%. Pur su valori assoluti più contenuti, cresce l’export diretto in Portogallo (+1,0%), Giappone (+0,9%), Regno Unito (+1,5%) nonché Corea del Sud (+19,5%).


Passando all’analisi dei mercati di origine dei tessuti importati in Italia, caratterizzati da un’elevata concentrazione dal punto di vista geografico nell’universo extra-UE (66,9%), si trova conferma, dell’ulteriore avvicinamento di Cina e Turchia, rispettivamente a quota 24,9% e 21,1%; tenuto conto che solo nel gennaio-ottobre 2010 la Cina assicurava il 39,9% dei semilavorati qui monitorati, mentre la Turchia il 12,4%. Nei primi 10 mesi del 2016, tuttavia, entrambi i Paesi sono caratterizzati da un decremento, la Cina nell’ordine del -8,7%, la Turchia del -1,7%. Da segnalare che nell’ultimo anno, sulla base dell’indagine campionaria del Centro Studi di SMI, il calo dell’occupazione e del numero delle aziende attive nella tessitura si è quasi arrestato, mentre nel periodo 2010/2014 si era registrata una perdita di lavoratori dipendenti di oltre 5.700 unità (-16,7%) e la scomparsa di 320 aziende (-14,2%).


La tenuta dei livelli di fatturato e dell’attivo della bilancia commerciale nel periodo 2010-2016 sono spiegabili con la maggior proiezione internazionale delle aziende, anche se molto resta ancora da fare, e con l’innalzamento del posizionamento verso le fasce più alte del mercato, nonché dall’effetto compensazione che si crea tra il composito mix di tessuti che l’Italia sa offrire al mercato rispondendo alle tendenze moda.

 

 

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